Foto di Marco Pardi
…in questo 10 febbraio, riflessioni sconclusionate sulla necessità di fare silenzio per ricordare quanto l’essere umano ha bisogno di comunicare con se stesso...
In questa realtà caotica
il silenzio è ciò che più di tutto ci spaventa.
In una voce colgo tenerezza,
paura, ansia, timore,
gioia, allegria, entusiasmo.
Nel silenzio
trovo l’enorme quantità
dei vocaboli e dei significati
che l’animo può cogliere.
Non c’è un timbro nel silenzio della vita
perché è la Vita stessa
che nel Suono del Silenzio
celebra se stessa.
E’ nel Silenzio che cadono le barriere e paradossalmente siamo portati a pensare al silenzio come al nulla, al niente, al non definito. Proprio per questa sua natura intrinseca, il silenzio assume in sé ogni significato e paradossalmente diventa comunicazione profonda con noi stessi e con i labirinti inaccessibili della nostra coscienza.
Ho scoperto la profondità dell’amore nel silenzio di uno sguardo, quando tutte le parole erano superflue e inadeguate a descrivere quel sentimento profondo che ci sommerge e che ci lascia disorientati e impreparati a lasciarci coinvolgere ed avvolgere.
E’ nel silenzio che tutto può essere comunicato quando è impossibile comunicare, anzi è il silenzio la vera comunicazione per eccellenza!
I latini utilizzavano due verbi per
affermare il silenzio, tacere e silere, ma la loro non era un’identità
sinonimica: tacere è un silenzio imposto, un disciplinato stare zitto,
l’interruzione del dialogo; silere è invece “il profondo oscuro silenzio dove
non risuona accento, donde non proviene eco” (L. Heilmann), un silenzio
ambientale, o interiore, un silenzio che più che negare afferma sé stesso. Tra
i suoi significati silere aveva anche l’idea di quiete e immobilità, di uno
stare tranquillo - di uno stare: ecco l’eco dei sovrumani silenzi leopardiani
che ancora oggi ci emoziona e ci fa andare al di là degli spazi quantificati.
In questo vivere, il silenzio si rivela come un attento ascoltare in tutte le
direzioni, un connettersi con quanto è intorno e dentro di noi, con ciò che
sfugge alla parola, al suono: tacere è un invito a fare spazio, ad accogliere
il “non detto”, a farsi avvolgere dai molteplici significati che solo nel
silenzio del nostro animo riusciamo a cogliere.
Viviamo in una realtà caotica, siamo sommersi da suoni, immagini, parole, scritti, melodie, informazioni che sembrano volerci togliere la sacra possibilità di stare in compagnia di noi stessi e solo con noi stessi, quasi che si abbia timore a scoprire quella realtà di sogno che popola il nostro animo.
E’ difficilissimo parlare del silenzio, è un ossimoro che non ci consente vie di fuga perché in sé racchiude tutto.
Silenzio, una parola che spinge fin sulla soglia dell’ineffabile, che con la straniante pienezza di un vuoto, di un nulla solo istantaneo ha in sé il potere dell’infinito, di tutto ciò che esiste al di là delle parole perché la parola stessa è inadeguata a definirlo e a tracciarne i contorni e i limiti.
Là dove c’è il vuoto c’è spazio, come nel silenzio c’è tutta la comunicazione della quale abbiamo bisogno per…ritrovare noi stessi.
(da “Le Cianfrusaglie Preziose di AnnaMaria)
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