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giovedì 19 marzo 2026
Festa del Babbo 19 marzo 2026
mercoledì 18 marzo 2026
"La nebbia di marzo"
foto di Marco Pardi
In marzo la nebbia assume profumi,
suoni e immagini diverse dal gelido inverno.
L’indistinto si mescola al conosciuto.
Al tratto preciso si sovrappone il tratto sfumato
pronto a diventare qualcosa di diverso da sé.
Il ghiaccio non penetra sulla pelle
si accontenta di pungere le mani,
di rendere opaca la luce che
cerca uno spiraglio per fendere l’aria
ma resta imprigionata nell’indistinto
contenendo in sé il reale e il sogno in una sintesi
di suoni, sapori e aromi
che ondeggiano tra ciò che è e ciò che si spera sia.
Lasciamo l’immaginazione libera di cercare spazi definiti
che i contorni morbidi modellano ma che non riescono a definire.
Lo spazio è realtà di vita che in sé tutto comprende e assimila
offrendo spazi a nuove possibilità di esistenza.
La nebbia della vita ci avvolge e ci guida
nel labirinto del quotidiano
senza il filo di Arianna.
(da “Le Cianfrusaglie preziose” di AnnaMaria)
sabato 7 marzo 2026
“Zona d’ombra”
Foto di Marco Pardi
Sto bene nelle zone d’ombra
dove si lascia spazio all’immaginazione
e i confini sono sfumati
nel silenzio dell’umano vivere.
C’è un dialogo tra me e l’ambiente
che si nutre di odori e melodie
fatte di suoni e profumi
tra i muschi e le foglie che popolano i terreni.
La parola nasce dall’animo
e si posiziona nell’intreccio della memoria
di quando a braccetto a te attraversavo gli spazi dell’animo
e mi nutrivo di amore di vita vissuta.
(da “Le Cianfrusaglie Preziose” di AnnaMaria)
venerdì 6 marzo 2026
"La mancanza non riesco a misurarla in anni"
La mancanza non riesco a misurarla in anni.
Sono ormai 20 anni che non sei più qui vicino a me, ed io continuo a cercarti nei luciferi tramonti, nel silenzio della mia vita e nella rumorosa risata dei nostri nipoti che ti conoscono solo attraverso i ricordi miei e dei nostri figli.
Non sai quanto mi manca il tuo abbraccio rassicurante e il tuo bacio prima di addormentarmi.
Mi manchi, non sai quanto mi manchi!
Ancora oggi, come 20 anni fa, mi sento una mendicante d’amore che cerca di ridare un senso alla sua esistenza consapevole che mi sento lacerata, incompleta, inadeguata perfino nelle semplici mansioni quotidiane.
Il lutto non si ricuce mai!
Non si supera!
Non si riesce ad accantonare, si può solo accettare e sopportare cercando di conviverci perché quello che si vive è una storia interrotta che non riesce a rigenerarsi.
La tua mancanza, che diventa presenza, ha frantumato la mia vita e mi ha resa orfana di me stessa.
Nel silenzio della notte vivo il tuo amore che va al di là della perdita e mi narra ciò che è stato.
Ogni giorno faccio quello che devo fare, mi impegno nel quotidiano, sorrido, mi arrabbio vivo quella quotidianità mascherata che mi fa fare ciò che è giusto fare ma mi sento sdoppiata in quel che devo e in quello che vorrei perché una parte di me è ancora lì vicina a te, nel tuo ultimo sguardo, in quella mano intrecciata alla mia, in quella carezza di sofferenza vissuta in prima persona in cui mi chiedevi di continuare a vivere anche per te.
Ho le radici su questa terra, ma i miei pensieri vanno al di là dei monti Pisani dove nei rossi e malinconici tramonti ti cercano.
Ho imparato a vivere abbracciata a un ricordo, all’assenza che occupa tantissimo del mio spazio e mi sommerge e mi sorprende.
Non ti ho perso 20 anni fa, ti perdo ogni volta che vorrei sfogarmi e raccontarti cosa mi è successo, ti perdo quando mi rispecchio negli occhi dei nostri figli, ti perdo quando ho bisogno di un confronto, ti perdo nelle date per noi importanti, ti perdo quando i ricordi si affievoliscono e continuo a perderti oggi, domani e sempre…
Ci sono dolori così totalizzanti che non si possono spiegare, si possono solo vivere perché non ci sono farmaci per curarlo, è il dolore di un addio senza ritorno che mi ha devastata e cambiata.
La tua mancanza, che diventa presenza, è un dolore che vive e prepara il cuore per un’assenza che scandisce il tempo per imparare a vivere in attesa di riabbandonarsi a un abbraccio che sia un sigillo di NOI.
(da “Le Cianfrusaglie Preziose” di AnnaMaria)


